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Martedì, 25 Aprile 2017
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Giacomo Bigio racconta Padulella

E’ ancora Padulella e per il secondo anno di fila si concretizza il sogno dei vogatori, padroni del loro Palio e del gozzo nazionale. Il meccanismo perfetto della Padulella, frutto anche delle sagge indicazioni dei tecnici Maurizio e Daniele, va ricondotto all’affiatamento di un equipaggio ormai abituato a non sbagliare più un sol colpo. Le doti del capovoga Giacomo Bigio sono note a tutti, sin da quella sera di luglio 2008 quando scandì il ritmo del gozzo azzurro vincitore della Coppa Europa a Bogliasco.

“A livello di preparazione non è cambiato molto e per tutto l’anno gli allenamenti consistevano in 6 uscite la settimana mentre per gli italiani ci siamo concentrati per 5 settimane allo scopo di migliorare le prestazioni atletiche
– spiega Bigio -  Quest’anno abbiamo seguito un programma più regolare, pianificato in ogni dettaglio. Lo stimolo maggiore era sicuramente quello di difendere il titolo: impresa che era riuscita, fino ad ora, solo all’Esperia (’89, ’90) e al Sestri Ponente del mitico Bignone (’04, ’05)”.

La finale di Paraggi: una lunga attesa prima della festa.

“Durante il percorso non ricordo di aver provato nessuna emozione in particolare: ero molto concentrato. La certezza di aver vinto è arrivata solo quando il timoniere ha annunciato che mancavano 10 colpi: una gioia. Gli avversari? Credo che quest’anno il livello fosse davvero alto, quindi chiunque poteva rappresentare un serio “pericolo”. Ovviamente l’attenzione era puntata maggiormente sul Portofino (argento a Marciana) e sul Muggiano. Non mi “fidavo” troppo neanche dei miei amici del Burgu che, infatti, si sono dimostrati fortissimi specialmente sui giri e nelle ripartenze
”.

I segreti della Padulella. “
Credo che il nostro equipaggio sia caratterizzato da un’unione particolare, che ci permette di trovare una perfetta sintonia quando scendiamo in acqua”.

Ecco come Giacomo descrive i propri compagni di barca.

“Davide è incredibile. Nonostante la giovane età, è sempre all’altezza della situazione e, quando conta veramente, non sbaglia mai. E’ il nostro quinto remo. Roberto è esplosivo. E’ il compagno con cui ho condiviso ogni gara; la sua forza e la sua determinazione mi sono indispensabili in barca. Una vera “bestia”. Francesco è indispensabile. E’ l’anima di questo equipaggio, la nostra guida. Ci ha dato quello che ci mancava per arrivare dove siamo arrivati. Tecnicamente quasi perfetto e sempre pronto a sacrificarsi. Un leone. Andrea è inesauribile. Ha tanta energia che ho sempre pensato che fosse un super uomo! Veramente un bravo vogatore ed un ottima persona, sempre pronto ad aiutare in ogni situazione. Morirebbe piuttosto che mollare. Una roccia”.


Il primo pensiero della barca.
“Ovviamente un pensiero va ai nostri grandi allenatori Maurizio e Daniele ed ai nostri mitici tifosi, che ci seguono con grande passione. Quest’anno, però, mi sento di dedicare la vittoria ad una persona in particolare. Ciao NILO, sei sempre con noi!”.   

Padulella campione d’Italia 2009 e 2010. Su Facebook si legge fine della storia, ma è davvero così?
“Il nostro equipaggio si può definire “storico” all’Elba perchè nessuno aveva mai vinto così tanto e così a lungo. Perciò, dato che viene meno un elemento (Francesco, purtroppo, è costretto a smettere), ci sembra ragionevole “chiudere questo bel ciclo in bellezza”. Non è un addio.... Solo un “arrivederci”.


 Da ricordare, in chiusura, come Giacomo si è avvicinato al canottaggio a sedile fisso. “Per gioco con la Lega Navale nel 2006 ma senza partecipare al campionato nazionale. L’anno dopo, sempre casualmente, sono finito nella Padulella ed ho cominciato ad allenarmi seriamente, iniziando il cammino che mi ha portato alla conquista di 2 titoli nazionali”.

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