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Lunedì, 21 Agosto 2017
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Simone Eologio ci racconta la Canottieri U Burgu
I ragazzi della Canottieri  U Burgu Noli, sotto i riflettori. Da anni sono nell’orbita delle primissime posizioni del Campionato Italiano Senior nella specialità del Gozzo Nazionale, conosciuta ormai come le loro tasche. Noli: nota per aver ospitato il World Rowing Coastal Challenge (2005) ed i Tricolori 2007 e 2011. E’ Simone Eologio, uno dei veterani della barca, ad aprirci le porte dell’universo nolese ed a raccontare la sua storia a contatto con questo sport. Nella vita di tutti i giorni, è impiegato presso Rete Ferroviaria Italiana (gruppo FS) e si occupa dell'organizzazione della manutenzione dell'infrastruttura tra Finale Ligure e Imperia. Ma, come leggere di seguito, è soprattutto un profondo innamorato del nostro sport.

Simone, quando hai iniziato a remare?
“La prima volta che ho remato su un gozzo è stato nel 1995 per prendere parte alla “Regata dei Rioni Nolesi”, manifestazione comunale che dal 1969 infiamma gli animi dei residenti e che è motivo di orgoglio per i vincitori. Tuttavia la pratica continuativa del canottaggio a sedile fisso è cominciata nel 2003, a seguito di un altra partecipazione alla “nostra” regata e che ci ha visto per la prima volta vincitori”.

Descrivi la Canottieri U Burgu.
“La “Canottieri U Burgu”, società dove si pratica solo Gozzo Nazionale, è una piccolissima realtà costituita da un gruppo di amici che conta, tra atleti e dirigenti, una dozzina di persone. Tra questi spicca il nome di Angelo Ganduglia, che dagli albori sino ad oggi, dedica tutto se stesso affinché il Burgu possa avere un futuro. Nonostante i pochi mezzi a disposizione, negli ultimi 5 anni siamo sempre riusciti a salire sul podio dei C.I.A. anche se ci manca la medaglia più importante.

Come avete preparato l’ultimo appuntamento tricolore?
“Mentre per la preparazione indoor ognuno ha seguito il programma assegnato in modo autonomo, abbiamo incontrato non poche difficoltà ad organizzare le uscite in barca. Data la distanza geografica tra di noi, (S. Margherita, Genova e Noli), abbiamo optato per tenere una barca a Genova ed allenarci nel bacino di Pra’, limitando le uscite a Noli allo stretto indispensabile. E' stato un grosso sacrificio per tutti, ma è anche stata la dimostrazione che quando si è tutti determinati in egual misura, si superano le difficoltà e si ottengono ottimi risultati. Inoltre, dalla condivisione dei sacrifici in nome di un obiettivo comune, nascono e si incrementano i rapporti umani: alla fine di un percorso, quello che ti sembrava uno sconosciuto, lo percepisci come un fratello. E' così che accade nello Sport, ed è così che è accaduto a noi: siamo soprattutto amici nella vita prima che compagni di barca .Dopo i Campionati italiani ci siamo salutati con gli occhi lucidi dovuti all'amarezza della “momentanea” separazione, piuttosto che all'oro mancato".

Aiutati a conoscere meglio i tuoi compagni.
“DAVIDE: è come un fratello! La barca è solo l'ennesima esperienza che ci accomuna! Una delle poche persone che mi tranquillizza e riesce a tirar fuori il meglio di me: con lui sono me stesso, e , purtroppo per lui, conosce tutti i miei lati peggiori. Come capovoga non ha rivali: se supportato in maniera adeguata fa girare la “sala macchine” fuori giri, ed è in grado di far saltare il contacolpi anche quando credi che non si possa salire oltre! Vogliamo entrambi l'Oro! E' il nostro sogno da quando abbiamo cominciato! Proprio adesso che mi renderà Zio, non posso abbandonarlo!
ALESSIO: è il primo pezzo pregiato arrivato a Noli, ci ha insegnato la tecnica giusta da usare sul gozzo. A Noli lo ha portato l'amicizia nata tra noi nel 2005, quando d'inverno andavo a fare remoergometro alla L.N.I. di Sestri Ponente. Ero rimasto affascinato dalla sua voglia di allenarsi mai doma, dalla ricerca perenne della perfezione del gesto tecnico e dal tempo che perdeva per insegnarmi i fondamentali nonostante fossi uno sconosciuto. Tra noi c'è sempre stata una sana competizione sportiva, sia al remoergometro, sia in sala pesi, sia in barca.
Ora che remiamo insieme è la stessa cosa: quando comincio a sentire la stanchezza cerco di “picchiare” ancora più duro, altrimenti alla fine del pezzo mi direbbe con un sorriso beffardo: ”Non stai bene oggi? Perché io ho accusato l'allenamento più del solito...” e io non posso dargli questa soddisfazione. Saperlo al “suo” posto, sul gozzo del Burgu, mi dà sicurezza e fiducia. Dopo i C.I.A. di Marciana Marina mi ha promesso che avremmo vinto un titolo insieme ed ora è giunto il momento di mantenere la sua promessa.
WALTER: insieme ad Alessio è l'altro valore aggiunto dell'equipaggio. Grazie al suo contributo siamo riusciti ad arrivare al livello che inseguivamo da anni. Persona eccezionale sotto tutti i punti di vista, nonostante cerchi di celare tutte le sue emozioni sotto l' immagine inattaccabile che si è costruito: sono evidenti la sua sensibilità ed emotività. Ho avuto la fortuna di condividere con lui gli ultimi tre anni di Galeone, dove ho maturato la consapevolezza che nel mondo del gozzo sia il miglior atleta in attività. Grazie anche al suo lavoro, dove è apprezzato e ricercato, ha una conoscenza perfetta di scafi, remi e affini: è sempre in grado di trovare una soluzione per ottimizzare i risultati e gli basta “sentire la barca” per accorgersi dei difetti di ognuno. Anche se ha l'aspetto di un “Brugo”, e non si esprime mai in maniera ottimistica sui futuri risultati, è perfettamente consapevole di quello che può ottenere. Ha uno spirito altamente competitivo, non lo spaventa l'idea di dover fare qualunque tipo di sacrificio se crede in quello che sta facendo. Naturalmente si aspetta altrettanto da tutti i suoi compagni! Sa fare qualunque cosa: l'anno scorso a Venezia mi ha anche cucito un bottone dei pantaloni di rappresentanza ed io, in cambio, gli prometto che farò anche l'impossibile per recuperare quei 9 decimi.
JACOPO: è letteralmente il nostro antistress, si confronta con noi come un adulto quando analizziamo gli allenamenti e ci fa tornare adolescenti quando giochiamo con lui nei momenti liberi. Si sacrifica quanto noi nonostante i suoi 12 anni, basti pensare a tutti i viaggi a Genova che ha sopportato quest' anno, perdendo le uscite serali con i suoi coetanei. Fa il suo lavoro in maniera ineccepibile, del suo operato siamo sempre certi! Dopo il Superpalio di S. Michele mi ha chiesto se avremmo mai vinto un titolo: ad un bambino non me la sono sentita di dirgli di no.
Vorrei inoltre ricordare tutti gli altri compagni che si sono avvicendati sulla nostra barca dal 2003 sino ad oggi: un doveroso ringraziamento va anche a Carlo, Umberto, Guglielmo e Gino senza i quali non sarebbe stato possibile arrivare sino a qua e con i quali ho un rapporto di forte amicizia".

La finale? Ricordi ancora le emozioni provate?
“Nonostante il secondo posto, è stata una bellissima gara. Eravamo consapevoli che i valori in gioco erano praticamente uguali, che i distacchi tra le imbarcazioni sarebbero stati minimi e che avrebbe vinto l'equipaggio capace di sbagliare meno. Probabilmente è stato determinante il vantaggio che i nostri amici della Padulella hanno maturato alla terza virata e che non siamo più riusciti a recuperare. L 'unico rammarico è quello di aver cambiato i remi tra la semifinale e la finale: credevamo che una maggior flessibilità del fusto ci potesse aiutare sul finale e un minor peso del remo ci avrebbe permesso di recuperare durante il ritorno. Purtroppo il rovescio della medaglia è stato che abbiamo perso la reattività in fase di aggancio, che per un equipaggio muscolare come il nostro, potrebbe anche valere i 9 decimi di distacco finale. Comunque abbiamo sicuramente messo in difficoltà i pluricampioni elbani, che erano abituati a vincere le finali dei precedenti campionati con margini di 5-6 secondi ... magari l'anno prossimi ci daranno la rivincita, chissà....".

E adesso?
“In questo periodo dell'anno, insieme a Davide, cerchiamo di ottenere le adesioni da parte degli altri atleti a partecipare al nostro progetto e a preparare l'imminente stagione. L'ultima nostra formazione si è rivelata altamente competitiva. Se avessimo la possibilità di ripresentarci con lo stesso equipaggio, non nego che sarei fiducioso per un'eventuale vittoria. Se così non fosse, dovremo cercare delle valide alternative per sostituire le defezioni,, altrimenti ci limiteremo ad accompagnare i nostri Juniores ai prossimi C.I.A. e a viverli da spettatori".

Una persona da ringraziare?
“Senza ombra di dubbio a Pino Bruzzone: è un ottimo allenatore e un grande motivatore. Grazie al suo aiuto e alla sua guida siamo riusciti a fare il salto di qualità e ad essere competitivi anche contro gli equipaggi più forti del panorama attuale. Riesce ad ottenere il massimo da ogni suo atleta rendendolo fisicamente pronto e psicologicamente determinato ad affrontare l'obiettivo prefissato".

Un pensiero?
“Sicuramente per Pino Bignone che è di sicuro l' emblema del Canottaggio a Sedile Fisso: nella sua immagine è racchiusa la storia del nostro sport. Una vita dedicata a questa disciplina, che lo ha visto vincente da atleta, da allenatore e da padre".
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