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Venerdì, 18 Agosto 2017
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La storia di Pasquale Chiella

Pasquale Chiella, vogatore della Canottieri Corgeno, ci racconta la sua passione per il canottaggio a sedile fisso. Lo spunto è la vittoria del titolo italiano nel due di punta con Callegari ed il timoniere Corti. Da qui l'opportunità di parlare ad ampio raggio di tutta la sua attività.

Quando ti sei avvicinato al canottaggio a sedile fisso e come mai? Ripercorriamo gli inizi!
"Quasi 5 anni fa, quando mi sono trasferito da Roma a Gallarate per motivi lavorativi. Grazie al fisso ho ricominciato ad allenarmi. A Roma per vari motivi non mi allenavo più costantemente. All’inizio ho subito provato il due di punta con un master della Corgeno Silvio Manzoni. Ho scelto di remare di punta perché mi trovavo più a mio agio avendo in passato remato molto sulle yole da mare".

Quali tratti, a tuo avviso, identificano la tua Canottieri nel panorama nazionale? Che ambiente hai trovato?
"Sicuramente la serenità con cui viene svolta sia l’attività agonistica che quella amatoriale. Definirei la Canottieri Corgeno come una “Famiglia Sportiva” dove tutti hanno un proprio ruolo, sicuramente il senso di gruppo prevale sull’individualità. Questo aspetto, sicuramente, è la chiara impronta data al gruppo da Piero".

Come hai preparato i Campionati Italiani di Corgeno?
"Come ben sai noi portiamo avanti sia il canottaggio scorrevole che quello a sedile fisso quindi nel periodo dei campionati cerchiamo sempre di dividerci tra le due specialità. Quest’anno abbiamo avuto la fortuna di aver finito la stagione scorrevole a giugno e quindi abbiamo avuto il tempo necessario per preparare al nostro meglio il campionato di fisso. Abbiamo provato molte imbarcazioni durante l’anno ma con Omar c’è stata da subito un’ottima intesa sul due di punta e così abbiamo scelto di preparare al meglio questa specialità".

Come ti sei trovato con Omar? Qualità e difetti dell'uno e dell'altro!
"Come dicevo prima, con Omar mi sono trovato molto bene. Siamo abbastanza diversi come atleti ma siamo riusciti a trovare un buon assieme. Un suo difetto (positivo) è che è troppo forte, rispetto a me, e spesso mi girava la barca. Quindi la mia più grande preoccupazione è sempre stata quella di tenere la barca dritta. Una sua grande qualità è la voglia di emergere nel mondo del canottaggio (ci riuscirà, anzi ci sta già riuscendo). Atleticamente per quanto mi riguarda penso che una mia qualità sia quella di non temere nessuno (sempre rispettando l’avversario) ne tanto meno temo la fatica necessaria per ottenere un determinato risultato. Sicuramente un mio difetto è che mi sono accorto solo alla soglia dei 30 anni quanto fossi innamorato questo sport e sicuramente questo mi porta ad avere delle lacune tecniche che difficilmente alla mia età si riescono a recuperare".

Racconta la finale del due di punta!
"Se ci penso ancora sento la fatica eh eh eh!!! La carta vincente del nostro due di punta è sempre stata una partenza molto veloce e un passo sostanzialmente costante e potente fino alla fine. Questa quindi era la nostra strategia per la finale del campionato, ma, forse complice anche un po' la tensione pre gara: abbiamo fatto una partenza non molto buona, dopo la prima trentina di colpi non eravamo in testa ma leggermente in seconda posizione. Purtroppo già da subito non abbiamo potuto svolgere la gara per la quale ci eravamo preparati. Quindi da capovoga ho dovuto impostare una gara tutta in rimonta fino agli ultimi 250 dove, come mi dicono a Corgeno, mi si è chiusa la “vena” e ho iniziato una progressione che ci ha portati a tagliare il traguardo per primi. E’ stata una bella emozione perché è stato il coronamento di una stagione molto positiva che ci ha visto sempre tra i primi nel due di punta".

Quale dedica per questo successo?
"La dedica è tutta per Raffaella, la mia ragazza. Lei non vive qui a Gallarate con me quindi il nostro è un rapporto a distanza in cui i week end sono l’unico momento in cui riusciamo a stare insieme e alcune volte io li ho sacrificati per le gare: lei mi ha sempre capito e aiutato, a livello motivazionale, a raggiungere i risultati che mi ero prefissato. Non c’è medaglia o gara che possa ripagare questo tipo di aiuto. Infatti a lei non ho dedicato solo il risultato ma anche tutte le dure ore di allenamento che sono servite per preparare le gare al meglio".

Quali sono i progetti per la stagione 2012?
"Lavorando non riesco mai a fare progetti a lungo termine, la cosa certa è che sto continuando ad allenarmi alla grande e se riuscissi ad arrivare preparato nel periodo pre campionato: quest’anno mi piacerebbe provare il 4 di punta".

Se dovessi fare un ringraziamento a chi lo faresti?
"Sicuramente a Piero come persona prima ancora che come allenatore. Lui mi ha fatto tornare la voglia di allenarmi e di rimettermi in discussione. Ha fatto un grande lavoro con me. Gli devo molto sportivamente. Sicuramente anche Michele Marchettini ha creduto molto nelle mie potenzialità. Quest’anno a Settembre ho fatto una promessa a Michele e spero di riuscire a rispettarla".

C'è un canottiere che stimi particolarmente? Chi e perché?
"Solitamente a questa domanda si risponde con grandi nomi, però io mi sento di dirti che stimo e prendo d’esempio tutti quei canottieri che nonostante le difficoltà della quotidianità fanno salti mortali per riuscire ad avere quelle due ore al giorno da dedicare a questo sport così emozionante".

Extra canottaggio: come trascorri il tempo libero? Che lavoro fai?
"Sono un ingegnere elettronico e lavoro in AgustaWestland, ci occupiamo della progettazione di tutta l’avionica di un elicottero. L’avionica è l’inisieme di tutti quei sensori elettronici che sono presenti su di un elicottero. D’inverno mi divido tra la passione per il canottaggio e la malattia per ogni tipo di sport sulla neve".

Come mi descriveresti coach Piero e la grande Antonella?
"Che dire, Piero è un grande motivatore prima ancora di essere un ottimo allenatore. Anto è un grande esempio, la sua forza parte tutta dalla testa, la sua motivazione è un esempio per tutti noi canottieri di Corgeno!!! Io e lei ci identifichiamo nella categoria Master/Senior ... cioè siamo coscienti del fatto che conduciamo una vita da master ma la voglia di confrontarsi con i più forti è troppo viva per poterla reprimere".

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